Contatti fiera che non rispondono: cosa fare con la parte grossa della lista

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Quattro giorni di fiera, 280 badge scansionati, il raccoglitore dei biglietti da visita pieno. Il lunedì mattina parte la prima email a tutta la lista, oggetto «Piacere di averla incontrata a…». Rispondono in venti, se va bene. Gli altri 260 restano in un foglio di calcolo che nessuno riapre, finché a settembre qualcuno chiede quanto è costato lo stand.

Quei contatti quasi mai sono bruciati: semplicemente non stanno comprando adesso. Sui contatti fiera che non rispondono il follow-up, che si misura in giorni, ha già fatto il suo lavoro. Quello che serve dopo è il presidio, che si misura in mesi.

Buona parte di quello che si legge sul post fiera si ferma a «richiama entro 48 ore»: consiglio corretto, ma riservato alla minoranza che allo stand ti ha già chiesto un preventivo. Qui trovi il resto: cadenze, contenuti, segnali di archiviazione e il vincolo normativo che quasi nessuno cita.

In breve

  • Il silenzio dopo la prima email non è un rifiuto: per molti beni e servizi B2B si stima che fino al 95% dei clienti aziendali non sia sul mercato in un dato momento.
  • Un contatto è morto solo per segnali oggettivi: indirizzo non più valido, disiscrizione, rifiuto esplicito, azienda fuori dal tuo profilo di cliente.
  • La cadenza che funziona sui contatti freddi è rada e regolare: due contatti nel primo mese, poi uno al mese per un anno, poi uno a trimestre.
  • Al dodicesimo messaggio il punto debole è il contenuto: senza un magazzino di materiale utile la sequenza muore intorno al quarto invio.
  • Il biglietto da visita consegnato allo stand non equivale al consenso a ricevere comunicazioni promozionali periodiche: va raccolto e conservato.

Contatti fiera che non rispondono: perché la prima email cade nel vuoto

Perché il momento è stato scelto dal calendario fieristico, non dal loro ciclo di acquisto. Chi passa allo stand si sta guardando intorno, spesso in vista di una sostituzione che forse avverrà tra due anni.

Il 95% dei clienti non è sul mercato quando li incontri

John Dawes dell’Ehrenberg-Bass Institute ha messo un numero su questo: per molti beni e servizi B2B, scrive, fino al 95% dei clienti aziendali non è sul mercato in un dato momento, perché i cicli di riacquisto delle forniture importanti si misurano in anni.

L’esempio che porta sono le aziende che cambiano fornitore di servizi rilevanti, come la banca principale o lo studio legale, all’incirca ogni cinque anni: in un anno intero entra sul mercato circa il 20% della platea, in un trimestre il 5%. Vale la pena capire quanti clienti stanno comprando adesso.

Meno del 10% degli espositori qualifica i contatti

Il secondo motivo è più banale: la maggior parte degli espositori non sa chi ha in lista. Nel report CEIR firmato da Jefferson Davis nel 2019 si legge che, stando a due dei maggiori fornitori di sistemi di lead retrieval, Experient e CompuSystems, meno del 10% degli espositori usa i qualificatori dei contatti, benché il costo aggiuntivo sia minimo.

Si scansiona tutto senza registrare se quella persona decide sull’acquisto o passava di lì per un gadget. Poi si scrive a tutti lo stesso messaggio e si conclude che i lead della fiera erano di bassa qualità.

Lo stesso report, citando lo studio CEIR del 2015 Exhibitor ROI and Performance Metric Practices, riferisce che gli espositori che qualificano i contatti prima, durante o dopo la manifestazione ottengono un 39% di contatti qualificati secondo i propri criteri.

Come distinguere un contatto tiepido da uno morto

Con segnali osservabili, non con sensazioni. Un contatto è morto in quattro casi: errore permanente sull’indirizzo, disiscrizione, risposta di rifiuto, azienda fuori dal tuo profilo di cliente. Tutto il resto, silenzio compreso, è tiepido.

Il silenzio non è un no

Per un direttore acquisti, non rispondere a un fornitore incontrato in fiera è il comportamento normale: non c’è nulla da decidere, quindi non c’è nulla da scrivere.

La domanda utile diventa «l’azienda assomiglia ai clienti che servo bene?», e se la risposta è sì il contatto resta in lista anche dopo sei messaggi senza un cenno. Se quel criterio non è mai stato messo per iscritto, prima va definito il profilo delle aziende target.

Otto segnali e cosa farne

SegnaleCome leggerloCosa fai
Errore permanente sull’indirizzo (hard bounce) ripetutoMorto per recapitoRimuovi dalla lista; se l’azienda è in target, cerca il nuovo referente
DisiscrizioneMorto per volontà esplicitaRimuovi e non reinserire per nessun motivo
Risposta esplicita di rifiutoMorto per ora, non per sempreEsci dalla sequenza, rimetti in agenda tra 12-18 mesi solo se l’azienda è strategica
Azienda fuori dal profilo di clienteMorto per pertinenzaArchivia: qui il problema sta nel destinatario, non nel momento
Silenzio totale, indirizzo valido, azienda in targetTiepido standardResta nella cadenza mensile, contenuti utili
Apre più volte, non risponde maiTiepido con attenzioneCadenza invariata, ma prova un canale diverso dopo il terzo mese
Clic su una scheda tecnica o su un caso specificoTiepido caldoPassaggio al commerciale entro pochi giorni, con riferimento a quel contenuto
La persona cambia ruolo o aziendaContatto da riassegnareAggiorna il dato e ricomincia dalla presentazione, non dalla sequenza in corso

Un’avvertenza sulle aperture: da quando i filtri di protezione della posta caricano le immagini in automatico, quel dato è troppo sporco per decidere chi archiviare. I clic su un documento specifico restano più solidi, perché richiedono un gesto volontario.

La cadenza che regge dodici mesi

Due contatti nel primo mese, poi uno al mese per un anno, poi uno a trimestre. Questa scansione non esce da uno studio pubblicato: l’ho costruita sulla lunghezza dei cicli di riacquisto e sulle date di verifica che il report CEIR suggerisce agli espositori.

Regge l’impegno di una PMI: non chiede di inventarsi qualcosa ogni settimana e non lascia buchi di sei mesi. Se il tuo settore ha ritmi diversi, la si allunga o si accorcia.

Giorno 2, giorno 10, giorno 30, poi il resto dell’anno

  • Giorno 2-3, prima email. Riferimento alla fiera e allo stand, una riga su cosa fai, un elemento concreto allegato (una scheda tecnica, non una brochure istituzionale). Nessuna richiesta di appuntamento.
  • Giorno 10, secondo contatto. Qui si separa la lista: chi allo stand ha lasciato una richiesta precisa riceve una telefonata, gli altri un messaggio che risponde a una domanda tecnica ricevuta davvero in fiera, con la formula «in quattro giorni ce l’hanno chiesto in molti».
  • Giorno 30, terzo contatto e prima verifica. A un mese hai i dati per applicare la tabella e ripulire la lista. Il messaggio è un caso concreto: un’applicazione, un problema risolto, un prima e dopo.
  • Dal secondo al dodicesimo mese, un messaggio al mese. Stesso giorno del mese, stesso mittente con nome e cognome. La regolarità vale più della creatività del singolo invio.
  • Dal tredicesimo mese, un messaggio a trimestre. Più due eccezioni: l’invito alla fiera dell’anno successivo e le novità che riguardano il loro impianto o la loro normativa.

Il report CEIR suggerisce tre date rigide di rendicontazione post fiera, per esempio a 30, 60 e 90 giorni oppure a 45, 90 e 180, tarate sul tuo ciclo di vendita.

Se un tuo impianto si vende in quattordici mesi, misurare i risultati della fiera a 60 giorni e archiviare la pratica è il modo più rapido per convincersi che le fiere non funzionano. Se non sai su quale ciclo tarare le tue date, puoi prenotare un appuntamento e lo ricostruiamo sui tuoi ordini.

Perché alzare la pressione fa perdere il contatto

Nella sequenza lunga la tentazione è alzare la pressione a ogni passaggio («terzo tentativo», «non ho ricevuto riscontro», «chiudo la pratica»). Sui contatti senza un progetto aperto li mette di fronte a una scelta che non possono fare, e l’unica risposta disponibile è la disiscrizione.

In questa fase le email commerciali servono a tenerti agganciato a un problema tecnico preciso, così che quando quel problema si presenta il tuo nome sia già lì.

Cosa scrivere quando non hai più niente di nuovo da dire

Al quarto messaggio finiscono gli argomenti, ed è lì che la maggior parte delle sequenze si spegne: le novità aziendali, in una PMI manifatturiera, sono poche e distribuite male nell’anno. La via d’uscita è svuotare un magazzino che hai già.

Le domande dello stand riempiono un anno di email

Il materiale migliore per i mesi dal secondo al dodicesimo viene dalle domande che ti hanno fatto allo stand. Se in quattro giorni tre persone diverse ti hanno chiesto come ti comporti con una certa tolleranza, con un certo materiale o con una certa certificazione, quella è una email. Ne bastano otto o dieci per coprire un anno.

I lavori fatti valgono altrettanto: la fotografia di un pezzo in lavorazione con due righe di spiegazione tecnica costa uno scatto in officina e vale più di qualunque testo di posizionamento.

I contenuti che non parlano di te

L’aggiornamento normativo che tocca il loro settore, la scadenza di un incentivo, un cambio di specifica sui materiali che usano. Un fornitore che segnala per primo che una norma sulle marcature cambia dal primo gennaio si guadagna l’apertura anche al decimo messaggio, perché è arrivato prima della circolare dell’associazione di categoria.

Serve poi un posto dove atterrare che non sia il sito istituzionale: chi apre la terza email ha bisogno di una pagina che parli della sua applicazione, non della storia dell’azienda dal 1978.

Quando smettere, e il vincolo che quasi nessuno ti dice

Si smette sui quattro segnali oggettivi della tabella, mai sul silenzio. E si smette quando il referente cambia ruolo: insistere sul suo indirizzo è tempo perso, ricominciare dal nuovo responsabile costa quasi zero.

Il provvedimento del Garante del 17 maggio 2023

Il Garante per la protezione dei dati personali, con il provvedimento del 17 maggio 2023, ha sanzionato per 10.000 € una società che aveva inviato email promozionali a indirizzi estratti da elenchi pubblici di professionisti, tra cui un elenco regionale di certificatori.

La tesi del legittimo interesse è stata respinta: la presenza di un indirizzo in un elenco pubblico non ne autorizza l’uso per finalità promozionali senza consenso. Nel provvedimento si legge anche che non ha rilevanza la disponibilità di un link per opporsi, perché è già l’invio a essere illecito.

Il caso della fiera non è identico: lì una conversazione c’è stata e il biglietto te l’hanno consegnato. Ma tra il seguito di quella conversazione e l’iscrizione a una comunicazione periodica lunga un anno c’è una distanza.

Cosa serve raccogliere allo stand

  • un’informativa e una casella di consenso sul modulo o sul sistema di scansione che usi allo stand;
  • la conservazione della prova di quel consenso, con data e origine;
  • un’uscita visibile in ogni messaggio.

Sono dieci minuti prima della fiera che rendono utilizzabile tutta la lista dopo. Se la manifestazione è già passata e quel consenso non l’hai raccolto, parlane con chi ti segue sulla privacy prima di far partire una sequenza di dodici mesi.

Domande frequenti

Quante volte posso scrivere a un contatto della fiera prima di risultare insistente?
Conta la frequenza, non il totale: dodici messaggi in dodici mesi nessuno li vive come pressione, quattro email in dieci giorni bastano a farti disiscrivere. Se il messaggio contiene una richiesta esplicita (appuntamento, risposta, decisione), non ripeterla più di due volte in un trimestre.

Ha senso richiamare al telefono chi non ha risposto a nessuna email?
Sì, ma non a tutti e non subito. La telefonata rende quando c’è un aggancio da citare: una domanda fatta allo stand, il clic su una scheda tecnica, un cambio nel loro impianto. Su un contatto in silenzio da sei mesi riparte da zero.

Vale la pena riattivare i contatti di una fiera di due o tre anni fa?
Se i cicli di riacquisto del tuo settore si misurano in anni, quella lista entra nella finestra utile adesso. Prima va ripulita: verifica che le persone siano ancora in azienda, aggiorna i ruoli e considera che il consenso raccolto allora potrebbe non coprire una ripartenza oggi.

Meglio l’email o LinkedIn per i contatti freddi da fiera?
La richiesta di collegamento su LinkedIn subito dopo la fiera, con un riferimento allo stand, tiene visibile il tuo nome anche quando le email non vengono aperte; che venga accettata più spesso di una richiesta a freddo è impressione condivisa fra chi espone, non un dato misurato. L’email resta il canale dove alleghi qualcosa di tecnico.

Da dove partire lunedì mattina

Prendi la lista dell’ultima fiera e dividila con un solo criterio: aziende che assomigliano ai tuoi clienti migliori e aziende che non ci assomigliano. Le seconde le archivi; sulle prime applichi i quattro segnali di morte, e quello che resta entra nella cadenza mensile.

Poi scrivi le domande che ti hanno fatto allo stand, anche quelle banali: se ne raccogli otto hai il calendario dei prossimi otto mesi. Fissa il giorno del mese in cui parte il messaggio e la persona che lo firma: senza un nome e una data ricorrente, la sequenza si ferma al terzo invio.

Il presidio è gestibile internamente: serve una persona che se ne prenda carico e una data fissa in calendario. Diventa scomodo quando le liste si accumulano fiera dopo fiera. Le strade allora sono due: ridurre la cadenza a un invio a trimestre, meglio di una sequenza mensile abbandonata a marzo, oppure affidare fuori la parte ricorrente.

È il lavoro che facciamo dal 2018: costruire il database dei clienti in target e tenere accesa la comunicazione anche nei mesi in cui nessuno risponde. Se vuoi capire quale delle due strade ha senso per la tua lista, puoi prenotare una consulenza personalizzata e ragionarci sui tuoi numeri.

Fonti: John Dawes, Advertising effectiveness and the 95-5 rule, Ehrenberg-Bass Institute for Marketing Science, 2021; Jefferson Davis, How Exhibitors Can Improve Lead Quality and Sales Conversion, CEIR Industry Insight Series, 2019; Garante per la protezione dei dati personali, provvedimento del 17 maggio 2023.

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